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NEWSLETTER n.170 del 22 MARZO 2016

 LA CITTA' VIVIBILE

Questo è il tempo delle decisioni toste

di Raffaele Morese

Ci sono città e città e guai a farne di tutt’erba un fascio. Ma la crisi economica, quella della finanza locale, quella della denatalità e dell’immigrazione, quella del welfare e  della coesione sociale intervengono su tutte, riposizionandole al centro di una nuova visione dello sviluppo civile ed economico. Tutte queste crisi, infatti, possono essere affrontate e risolte con scelte di dimensione nazionale ma, inevitabilmente, con decisioni, adattamenti e gestioni locali. Il futuro non può non vedere un grande protagonismo dal basso.   

L’approssimarsi delle elezioni amministrative in importanti città, a partire dalla Capitale, dovrebbe essere occasione per discutere con più intensità di questo futuro. Al momento non è così. Sta prevalendo un’attenzione totalizzante sul presente e sul passato. Quanto a visioni di più lungo periodo, se ne intravedono pochine.

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Ecologia della vita quotidiana

di Papa Francesco

145. Molte forme di intenso sfruttamento e degrado dell’ambiente possono esaurire non solo i mezzi di sussistenza locali, ma anche le risorse sociali che hanno consentito un modo di vivere che per lungo tempo ha sostenuto un’identità culturale e un senso dell’esistenza e del vivere insieme. La scomparsa di una cultura può essere grave come o più della scomparsa di una specie animale o vegetale. L’imposizione di uno stile egemonico di vita legato a un modo di produzione può essere tanto nocivo quanto l’alterazione degli ecosistemi.  146. In questo senso, è indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali. Non sono una semplice minoranza tra le altre, ma piuttosto devono diventare i principali interlocutori, soprattutto nel momento in cui si procede con grandi pro- getti che interessano i loro spazi.

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Blowin’ in the wind

di Vittorio Cogliati Dezza

Non rimane che affidarsi al vento, come cantava Bob Dylan qualche decennio fa! Nel quadro sostanzialmente statico delle perfomance ambientali delle città capoluogo misurato da Ecosistema Urbano di Legambiente, sembra che miglioramenti e peggioramenti siano determinati in larghissima parte alle condizioni meteorologiche favorevoli.  Nel 2014, infatti, il calo delle concentrazioni di NO2, PM10, ozono, e quindi il miglioramento dei livelli di inquinamento atmosferico è stato determinato da condizioni favorevoli: la dispersione degli inquinanti in inverno e le piogge estive. L’anno scorso, al contrario, un inverno particolarmente asciutto ha fatto esplodere una lunghissima emergenza smog che ha soffocato per giorni decine di città italiane. E dopo tutta questa mal’aria non c’è stata, a livello nazionale, una risposta capace di impedire il ripetersi di altri allarmi polveri sottili in futuro.

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Mobilità urbana e benessere ambientale

di Giuseppe D’Ercole

La mobilità in ambito urbano costituisce senz’altro uno dei parametri che fa la differenza della   qualità della vita e del benessere personale e sociale nelle città e in quelle più grandi in particolare e concorre a determinare la qualità dell’aria che a sua volta costituisce un fattore decisivo nel qualificare lo stato di benessere sanitario della popolazione urbana.

La mobilità sostenibile è la sottolineatura di come anche la mobilità è sottoposta ad un cambio di visione e di impostazione che riguarda tutti gli aspetti dello sviluppo che deve incorporare il valore ambientale come parametro decisivo per assurgere ad acquisire il valore di sviluppo sostenibile.

Se lo sviluppo non assume il parametro sostenibile, cioè il rispetto e la tutela dell’ambiente, perde il connotato di benessere e di effettivo progresso sociale, perché ci sono dei costi nascosti che vengono scaricati sui singoli, sulla collettività e sui più poveri e deboli della società come lucidamente analizzato e denunciato da Papa Francesco nella Lettera enciclica “Laudato sii”.

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Spazio pubblico urbano e qualità della vita nella città

di Silvia Macchi

Lo spazio pubblico urbano, sia esso costruito o verde, è ciò che fa la qualità delle nostre città. Il suo essere sicuro, inclusivo e accessibile per tutte le persone - quale che sia il loro sesso, età, condizione fisica, stato socio-economico, cultura e religione - è ciò che rende la città sostenibile. Questo in nuce il messaggio che ci viene dalla nuova Agenda per lo sviluppo sostenibile (Agenda 2030) delle Nazioni Unite, che dedica alla città uno dei suoi 17 Obiettivi e allo spazio urbano uno dei suoi 169 Target.

Ma che cosa è lo spazio pubblico urbano esattamente? Forse il modo migliore per definirlo è usare la metafora del “vuoto del vaso”. Il taoismo ci invita a guardare il vuoto di un vaso come qualcosa di più della parte interna del vaso. Il vuoto del vaso è ciò che fa essere “vaso” il vaso, ciò che rende funzionale la sua argilla, ossia il suo pieno. E’ un vuoto “pieno” di possibilità di essere riempito da infinite e differenti combinazioni di fiori. 

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La Milano di domani

di Aldo Bonomi

La primavera ci porta verso le elezioni nelle aree metropolitane, da Torino a Napoli passando per Milano, Bologna e Roma. L’epoca che viene avanti ha come nodo territoriale le smart cities, ove precipita la conoscenza globale in rete. Più che guardare al dibattito politico, certamente importante, mi pare utile cercare di capire se dai mondi dell’economia e della società si diano voce e segnali alla politica. Segnali forti, se guardiamo “alla grande Milano supermetropolitana”, così definita dal presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca nella prefazione del libro Milano Metropoli possibile, che raccoglie studi e progetti della rappresentanza di impresa. Partendo da una botta di orgoglio comunicativo sostenuta dai numeri: 123 imprese con fatturato superiore al miliardo di euro, ben più che Monaco e Barcellona, ben 3.100 sedi di multinazionali estere e, nel raggio di 60 km supermetropolitani, in quella che avevo definito la città infinita, si realizza un quarto del valore aggiunto manifatturiero e dell’export italiano.

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La citta’ diventa sostenibile soltanto con il dialogo sociale 

di Claudio Falasca

Con la Conferenza Habitat III, in programma per il 2016, le Nazioni Unite chiederanno ai leader mondiali, in coerenza con gli “Sustainable Development Goals” approvati a settembre 2015, di rivedere l’agenda sugli insediamenti umani al fine di promuovere un nuovo modello di sviluppo urbano, capace di integrare tutti gli aspetti della sostenibilità, promuovere l’equità, il benessere e la prosperità condivisa in un mondo sempre più urbanizzato.

L’urgenza di un rinnovato e deciso impegno globale per politiche urbane sostenibili secondo le NU è dettato dai fatti.

Nel 2007, per la prima volta nella storia, la popolazione urbana mondiale ha superato la popolazione rurale mondiale. Nel 1950 più di due terzi (70%) di persone in tutto il mondo vivevano in insediamenti rurali e meno di un terzo (30%) in insediamenti urbani. Nel 2014 la popolazione urbana ha raggiunto i 3.900 milioni, pari al 54% della popolazione mondiale. Questo dato è destinato a crescere ulteriormente: si prevede che entro il 2050 il mondo sarà per un terzo rurale (34%), per due terzi urbano (66%), più o meno il contrario della distribuzione globale della popolazione rurale e urbana della metà del XX secolo.

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Sicurezza del territorio e riqualificazione del patrimonio edilizio

di Franco Turri 

Mai come in questo periodo storico la città sta acquisendo una così marcata centralità nell’ambito del processo di sviluppo economico, ambientale e sociale. La “dimensione cittadina” è diventata un punto focale delle politiche e delle strategie economiche. Contestualmente, si sta diffondendo ed affermando una maggiore sensibilità sul tema del benessere ambientale, della vivibilità, della qualità della vita nelle città. 

Oggi la città assume aspetti e caratteristiche che cambiano molto a seconda del quartiere di riferimento. Ogni città ha diversi livelli di integrazione; questo vuol dire che ogni città integra le persone in modo differente a seconda che il quartiere preso in riferimento sia povero, industriale, dormitorio, residenziale, lussuoso. Il contesto urbano incide in maniera fondamentale sull’isolamento o l’integrazione delle persone. L’assenza di punti di ritrovo, la diffusione di palazzi popolosi ma privi di aree comuni, la ‘delimitazione’ quasi scientifica dei diversi quartieri, sono tutti elementi che non possono non influenzare le persone, i rapporti tra le persone, la società stessa. 

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L’acqua a KM zero

di Renato Drusiani

Si stanno diffondendo in maniera virale: dieci anni fa praticamente non esistevano, nel 2010 se ne contavano poco più di duecento concentrate in Nord Italia, oggi si stima siano oltre 2.000 unità.

Stiamo parlando delle Case dell'Acqua, sistemi automatici che erogano al pubblico acqua dell'acquedotto refrigerata e/o gassata, dotati pertanto di semplici unità di trattamento.  Si possono anche considerare come l’evoluzione nel tempo dalla fontana classica, alla fontana del terzo millennio (figura 1); al riguardo il nostro Paese, dispone di solidi presidi tecnologico/manifatturieri in grado di sostenere la loro diffusione oltre che in Italia anche all’estero.

Sorte inizialmente in Lombardia per volontà congiunta di gestori del servizio idrico e di amministratori locali, le Case dell'Acqua sono oggi presenti su tutto il territorio nazionale anche se la prevalenza di queste rimane comunque nel Nord e nel Centro dell'Italia.

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Manifesto per il governo del territorio

di Ordini degli Architetti PPC

Da Taranto gli architetti italiani hanno lanciato nel luglio scorso il Manifesto per il governo del territorio, con i paradigmi della rigenerazione urbana, della per tutela del paesaggio, della sostenibilità ambientale, della tutela dal rischio idrogeologico e sismico.

La Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (PPC) e il CNAPPC da Taranto -  città divenuta simbolo tra i luoghi nei quali sono esplosi in maniera eclatante le contraddizioni nel rapporto tra valori costituzionali quali il diritto al lavoro, il diritto alla salute e all’ambiente -  propongono al Paese e al Governo una riflessione sul futuro delle nostre città, sulla loro funzione centrale nel sistema Italia e per l’Europa.

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