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NEWSLETTER APPROFONDIMENTI n.280 del 30 GIUGNO 2021 


 ''CHI SI FARA' CARICO DEL DISOCCUPATO ADULTO?''

 

La soluzione per disinnescare la bomba sociale c'è

di Raffaele Morese

La disoccupazione giovanile è una sciagura. Ma la disoccupazione adulta è anche un’angoscia. Non a caso è di quest’ultima che si parla con maggiore insistenza. La soluzione emergenziale del blocco dei licenziamenti (adottata in Italia soltanto nel 1945 e ora da nessuno dei Paesi europei) sta mostrando la corda. La ripresa produttiva è in atto; ovviamente è a macchia di leopardo, con alcuni settori in affanno nella ricerca di specialisti ed altri ancora sotto schiaffo pandemico. E la verità si sta manifestando con chiarezza. Non si ritorna al passato.  

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Il governo del mercato del lavoro ha bisogno di reti*

di Maurizio Dressadore**

La recente pandemia ha messo in evidenza come la variabilità dei mercati, l’imporsi della globalizzazione e le interconnessioni dei sistemi produttivi finiscano per generare una instabilità permanente a cui possono sottarsi soltanto i grandi colossi delle multinazionali. Le transizioni occupazionali stanno dunque diventando una normalità, senza che possano essere in Italia accompagnate da adeguati servizi e tutele; contemporaneamente molte imprese stentano a reperire le competenze e a fidelizzare le eccellenze.

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Formare anche i disoccupati, si può fare

di Annamaria Trovò*

Ora come non mai, dopo più di un anno di pandemia e la possibilità di ripartire offerta dal PNRR, il tema della formazione è un tema rivelante e cruciale. Come prevede il Word Economic Forum nei prossimi anni si perderanno diversi milioni di posti di lavoro e si creeranno anche più milioni di nuovi posti di lavoro, con un saldo nettamente positivo. 

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Formazione e politiche attive:cambia il mondo, attrezziamoci

di Amarildo Arzuffi*

Secondo alcuni autori la pandemia segnerà la fine di una fase storica, un poco come la grande guerra segno la fine della Belle époque e l’inizio di quello che E.J. Hobsvbawm ha chiamato “Il Secolo Breve”. 
Questo perché la pandemia è stata un catalizzatore di processi già in farsi, che in questa fase si sono manifestati: la rivoluzione digitale dispiegata e l’avvento delle IA nei luoghi di lavoro e nella vita di tutti noi, l’apertura di una fase di transizione ecologica dell’economia, per contrastare l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, l’esaurirsi di quella fase di globalizzazione degli scambi così come si è configurata dopo il crollo dell’Unione Sovietica  trent’anni fa e del modello  globale di specializzazione manifatturiera che si era costruito.

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Il lavoro resti stabile, l’impiego divenga flessibile

di Enzo Mattina

Non si può continuare a parlare della Questione del lavoro solo con riferimento agli effetti già prodotti o producibili dalla pandemia, focalizzando l’attenzione sulle durate del blocco dei licenziamenti e degli interventi di sostegno sociale di remota ideazione, quale è la CIG, e di nuovo conio, quali sono il reddito di cittadinanza e le varie forme di ristoro.

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Le scelte da fare per non sprecare Pnrr e Gol*

di Massimo Ferlini

Nell' occasione della scadenza delle pudiche manifestazioni sindacali convocate di sabato, si è cercato però di esacerbare il dibattito. Sono così uscite fantomatiche indagini secondo cui il capitale non vedrebbe lora di avere mano libera per i licenziamenti per attuare un golpe antidemocratico lasciando in strada lavoratori di mezza età con piene tutele e assumere giovani con stipendi bassi e soprattutto contratti più precari. A parte la sciocchezza di ritenere che esperienza e maggiore produttività non siano più i criteri di scelta delle imprese, ma che siano guidate da logiche politiche, si confessa in questo modo che il sistema di tutele infranto dalla pandemia era già debole e che, in assenza di riforme profonde, non copre più lattuale platea dei lavoratori. 

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Draghi ci ascolti: piani sociali invece che licenziamenti*

di Roberto Benaglia

Le politiche per il lavoro sono di fronte alla prova dello sblocco dei licenziamenti. Una prova che non deve essere condotta in modo muscolare, come invece rischia di essere da parte di una politica con basso tasso di responsabilità.
Uscire dalla pandemia, tra laltro in un momento di grande trasformazione del mondo del lavoro, richiederebbe senso comune e condivisione di azioni straordinarie di accompagnamento per i lavoratori, che oggi non vediamo.

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Come garantire la qualita’ del lavoro in edilizia

di Franco Turri*

“Non si finisce mai di imparare”: questa massima si adatta a tutti i contesti, ma ancor di più al nostro settore, quello dell’edilizia. Negli ultimi tempi le costruzioni sono al centro di un processo di trasformazione epocale, senza precedenti. Le ristrutturazioni degli immobili, il recupero dei centri storici, l’ingegnerizzazione del cantiere, l’edilizia ‘green’, solo per citare alcuni fenomeni, comportano la presenza di nuove professionalità, necessitano di nuove mansioni. 

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