Quo vadis quota 100?

Le domande: A poco più di un mese dall’introduzione di Quota 100 dalla legge di bilancio 2019 e dal “decretone” del 29 gennaio, scorso le richieste di pensione anticipata sono 77.483. Ciò non significa che si trasformeranno tutte in pensioni.

La ripartizione territoriale: Dall’analisi delle domande su base regionale e provinciale, emerge la prima sorpresa. Se come emerge dal Sesto rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano, suddividendo il numero di pensioni per categoria e territorio, emerge che il 48,4% delle pensione di anzianità è erogato al nord, il 29% al centro e solo il 21,2% al sud, ci si aspetterebbe per Quota 100 percentuali in linea con questi dati, facendo entrambe riferimento all’anzianità. Invece, la realtà è ben diversa. Sul totale nazionale di 77.483 richieste, ben il 41,5% proviene da regioni del sud, 30,2% al nord e 28,3% al centro.

% di domande su popolazione: il Sud, con il 34% della popolazione totale italiana produce quindi il 41,5% delle domande cioè 1,08 domande ogni mille abitanti, contro 0,92 domande del Centro (28,3% di domande contro 27% della popolazione) e solo 0,66% del Nord (30,2% delle domande contro 38% della popolazione). Se, nello scambio tra M5S e Lega, il RdC era destinato al Sud e Q100 al Nord, le cose si sono rovesciate.

Classifica per regione delle domande: La regione che ha avanzato più richieste è la Lombardia con 8.877 0,88 domande ogni 1000 abitanti), seguita dalla Sicilia con 8.250 (1,64 domande ogni mille abitanti, il doppio della Lombardia, un record) e dal Lazio con 8.096 (1,37 domande ogni mille abitanti). Si consideri che in Sicilia vivono circa 5 milioni di persone, contro i quasi 6 del Lazio e gli oltre 10 della Lombardia). In proporzione agli abitanti, le regioni che hanno avanzato più richieste sono il Molise (2,12 domande ogni mille abitanti – record), la Sardegna (1,94%), Abruzzo (1,89 x mille), Basilicata (1,84) e la Sicilia (1,64); al contrario, quelle che ne hanno fatto meno richiesta (sempre in proporzione agli abitanti) sono il Trentino (0,77), la Lombardia (0,88) e il Piemonte (1,02).

Classifica per città: “vince” Roma con 5.606 richieste, seguita da Napoli (3.598) e Milano (3.020). Se confrontiamo il dato assoluto con quello della popolazione, emerge che le province che hanno fatto più richieste sono: Cagliari, Oristano e Nuoro (2,79; 2,40; 2,20), L’Aquila (2,21 domande ogni mille abitanti), Enna (2,18), Campobasso e Isernia nel Molise (2,l2); le minori richieste di accesso alla pensione anticipata arrivano dai lavoratori che vivono nelle zone più industrializzate: Monza, provincia più “virtuosa” d’Italia con solo 0,53 domande ogni mille abitanti ma con un tasso di occupazione tra i più alti d’Italia, Lodi (0,68) ed in genere tutte le province lombarde, Bolzano (0,57) e Fermo (0,73).

Chi sono i richiedenti? Inbase alla gestione Inps, i lavoratori dipendenti privati (iscritti al FPLD ai fondi speciali e a sport e spettacolo) sono 30.198 (il 39% circa del totale), seguiti a ruota dai dipendenti pubblici (vera sorpresa) con 29.699 con il 38,3% in aumento rispetto alla precedente rilevazione che li vedeva al 35%; seguono gli artigiani con 6.151 (7,93%), i commercianti con 5.934 domande (7,6%), i Coltivatori (CDCM) con 1.310 richieste, un numero elevato data l’esiguità numerica della categoria (1,7%). Importante anche il numero dei beneficiari del cumulo gratuito dei contributi o della totalizzazione, iscritti a diverse gestioni (4.118 pari al 5,3%.

Le sorprese: Se la prima sorpresa riguarda l’avanzata del SUD con la maggioranza delle domande, la seconda riguarda i dipendenti pubblici che si avviano ad essere un terzo dei richiedenti dato che molti di loro sono beneficiari del “cumulo”. A rischio sono la salute visto che molti (si parla di circa 23.000 medici che lasceranno il servizio quest’anno per pensionamento ordinario e quota 100), ma anche le stesse erogazioni di Q100 e del RdC perché potrebbero essere 4.000 i dipendenti Inps che lasciano. Ma problemi ci saranno anche per la scuola e i servizi pubblici. La terza sorpresa/anomalia è l’alto numero di lavoratori autonomi richiedenti Q100; se consideriamo che i lavoratori dipendenti privati sono 13,5 milioni e gli autonomi circa 4 milioni ci troviamo con più di 13.400 domande di artigiani, commercianti e agricoli rispetto alle 30 mila dei dipendenti. Con molta probabilità si tratta di lavoratori stagionali nei settori agricoltura e turismo che vantano una anzianità contributiva elevata (molti anni) ma caratterizzata da periodi di discontinuità lavorativa; ad esempio lavoratori agricoli che lavorano per  51 o 101 giornate l’anno e che poi percepiscono forme di sostegno al reddito; stesso discorso per i lavoratori dei servizi legati al turismo. Ma anche lavoratori autonomi che hanno molti anni di iscrizione all’Inps ma pochi contributi versati. Per tutte queste categorie, dati i modesti importi delle pensioni a calcolo (per via dei modesti contributi versati) si corre anche il rischio di dover “integrare al minimo” queste pensioni, con un ulteriore aggravio per la finanza pubblica.

Il ricambio pensionati / giovani: A parte il ricambio nel settore pubblico che dipende dalle scelte governative (che peraltro non sono facili sia per i vincoli di finanza pubblica sia soprattutto per la lungaggine dei relativi concorsi), la cosiddetta staffetta generazionale non sarà facile soprattutto per lo sfavorevole ciclo economico e per la contrazione violenta della produzione industriale. Per i dipendenti sarà molto probabile una “corsa” all’alleggerimento di personale con incentivi economici e qualche “pressione” per favorire l’uscita di personale non reinseribile nel ciclo produttivo mentre le assunzioni di giovani o altri lavoratori saranno modeste. Peggio andrà nel lavoro autonomo dove è invece molto più probabile una prosecuzione del lavoro in maniera non ufficiale intestando l’attività a familiari. Inoltre, soprattutto al sud, anche per il DIVIETO DI CUMULO, ci sarà un aumento del lavoro irregolare che già è alto, anche perché mancano grandi complessi industriali e le possibilità di lavoro “in nero” sono maggiori. Probabilmente ci sarà un aumento di irregolare anche al centro e al nord prevalentemente nelle micro e piccole imprese.

Vincono i maschi: Sul totale delle richieste il 72,3% è uomo, (in leggero calo rispetto al 76% della precedente rilevazione) mentre solo il 27,7% è donna; tradizionalmente le donne fanno più fatica a maturare i requisiti di anzianità rispetto agli uomini, perché hanno una carriera lavorativa più discontinua. Quanto alle età anagrafiche dei richiedenti ben 1/3 ha tra i 62 e 63 anni; il 46,4% ha tra i 63 e i 65 anni di età, e il 20% ha più di 65 anni.