Giustizia efficace, impresa legale

Anche a rischio di semplificare troppo, si può dire che per avere un accettabile equilibrio tra impresa e magistratura si deve incidere su tre fronti: quello della corruzione, quello della tutela della salute e dell’ambiente, quello dell’efficienza della macchina giudiziaria. Finchè questo equilibrio non sarà raggiunto, la fibrillazione se non la tensione tra i due mondi continuerà a far parlare le cronache e ad investire la politica. Questa, a torto o a ragione, (una classificazione che certifichi la consistenza dei casi sollevati, di quelli indagati, di quelli processati e di quelli giunti a sentenza e sanzionati ancora non è stata fatta in modo approfondito) viene tirata in ballo, non fosse altro perché un nuovo equilibrio implica sì nuove pratiche da parte di tutti, ma anche nuove e precise norme.

La corruzione, da Tangentopoli in poi, ha sempre più evidenziato una forza attrattiva di corruttori e corrotti spregiudicatamente indifferenti all’innovazione legislativa e all’inasprimento delle pene. I dati 2015 del Transparency International colloca l’Italia al 61mo posto (con 44 punti) su 167 Paesi presi in considerazione. Non c’è da tirare nessun sospiro di sollievo, perché ci precedono, sia pure di pochi punti  l’Oman, la Romania, la Grecia mentre Danimarca, Finlandia, Svezia  hanno una virtuosità doppia rispetto alla nostra. 

La corruzione è una prassi e un reato bilaterale e la nuova legge anticorruzione ne fa un fondamento, specie per quanto riguarda la pubblica amministrazione, equiparata al rispetto di regole e principi simili a quelli ai quali si devono attenere le imprese. La magistratura ha uno strumento in più per intervenire con efficacia e la nuova legge qualche effetto dissuasivo lo provocherà anche nel breve periodo, specie se in fatto di prescrizione non prevarrà il gattopardismo. 

Ma effetti benefici di fondo, che possono rassicurarci che l’area dell’illegalità si marginalizzi sempre di più, si potranno avere non solo se la Magistratura la utilizzerà bene, ma soltanto “se fin dai primi insegnamenti scolastici, la corruzione viene additata come una delle piaghe più infette e ostacolanti la crescita economica e lo sviluppo di un Paese” (Paola Severino, La buona giustizia aiuta lo sviluppo dell’impresa, Il Messaggero,27/05/2016). Se il Ministro della Pubblica Istruzione raccogliesse questa sollecitazione in modo strutturale, il Paese gliene sarebbe grato.

L’altro grande tema è la tutela della salute e dell’ambiente. Da Seveso in avanti, passando per tanti casi come l’amianto, la Terra dei fuochi, l’Ilva,  magistratura e imprese hanno ingaggiato bracci di ferro spesso drammatici. Ma la composizione dell’equilibrio tra tutela della salute e dell’ambiente in un territorio e tutela della produzione e dell’occupazione è questione che deve rimanere nelle mani delle istituzioni, della politica, delle parti sociali. La recente legge sugli ecoreati rafforza questa necessità di gestione collettiva del superamento delle situazioni di rischio, rendendo più pesante la repressione dei comportamenti illegali.

Il sistema delle imprese, specie in alcuni settori, ha approfittato dei vuoti legislativi e delle possibilità di bypassare i vincoli esistenti. Questa immunità si è ristretta; è sempre più inaccettabile e incettata dalla coscienza civile delle popolazioni. Dall’estero vengono esperienze di maggiore rispetto per le persone e l’ambiente senza che la redditività delle imprese sia compromessa. Quindi, ancora una volta, è una questione di etica d’impresa che può crescere tanto più in fretta quanto maggiore è l’impegno civico e politico che dal territorio si fa protagonista di una visione corretta dello sviluppo.

Quanto alla macchina giudiziaria, ci sono tanti esempi di efficienza che dimostrano che, volendo, la si può rendere accettabile da chi vi lavora e da chi ne deve usufruire. Nicola Gratteri ne ha fatto il cuore del libro “La giustizia è una cosa seria” (Mondadori 2011). E molti investitori esteri testimoniano le loro difficoltà proprio a riguardo delle disfunzioni della concreta governance della magistratura sia civile che penale. Dotare di organici adeguati e specializzati tutti i vari settori della magistratura, assicurare strumentazioni tecnologicamente avanzate e sostitutive di pratiche manuali e cartacee vigenti, diffondere la negoziazione assistita e di mediazione esercitata dall’avvocatura sono tra i più rilevanti interventi che da più parti vengono richiesti.

Anche qui, il ruolo della politica è messo alla prova. I piccoli passi non bastano più, l’eccellenza non può rimanere un fiore all’occhiello in un mare di inefficienze, ritardi e sciatterie. Ne va di mezzo la credibilità dell’istituzione, gli interessi di quanti vengono coinvolti, la produttività del sistema Paese. Con una organizzazione  che non consente ai furbi di farla franca (c’è chi teorizza che il miglior avvocato è quello che non ti fa vincere le cause ma ti porta verso la prescrizione), le imprese che rispettano la legalità si sentirebbero effettivamente tutelate e quelle che sono tentate dall’illegalità si sentirebbero il fiato sul collo di una magistratura che non può essere più beffata.

Su tutti i fronti qui indicati non si vince se non quando si debellano le ragioni della loro sussistenza. Il cammino è ancora arduo e contraddittorio. Ma può essere percorso fino in fondo se la cooperazione tra magistratura e imprese sarà essere sempre più forte e continuativa.