Il moto perpetuo da Sud a Nord

Il tema delle migrazioni interne risulta poco discusso nel dibattito politico e mediatico italiano, nonostante la centralità di tale fenomeno nel configurare la storia e l’attualità sociale del Paese. Nonostante i dati quantitativi, annualmente raccolti da Istat o da Svimez, mostrino una presenza strutturale di migrazioni interne funzionali all’economia italiana, le riflessioni attorno ai flussi di italiani e di immigrati che si spostano stagionalmente da un posto all’altro all’interno del Paese restano sullo sfondo o – al massimo – salgono alla cronaca con il registrarsi di eventi di forte portata mediatica: si pensi alle rivolte degli stranieri nei campi di Rosarno nel 2010, o alle mobilitazioni dei pendolari italiani dopo la soppressione dei treni notte, veicolo cruciale nelle dinamiche biografiche di migliaia di migranti temporanei.

 

Inserendosi in questo dibattito, la rivista Meridiana. Rivista di Storia e Scienze Sociali ha recentemente pubblicato un numero monografico sulle Migrazioni interne (n. 75), che dà profondità storica, complessifica la riflessione su questo fenomeno, riuscendo a un tempo ad arricchire di interrogativi e di contenuti i suoi aspetti più propriamente politici.[1] Come sottolinea in apertura Michele Colucci, curatore del monografico, se volessimo rappresentare attraverso una fotografia lo spaccato dell’Italia che emerge utilizzando come lente le migrazioni interne, ci troveremmo inevitabilmente di fronte a una fotografia mossa, che restituisce l’immagine di «una società in movimento».

In effetti, gli spostamenti all’interno del Paese caratterizzano ogni fase della storia economica dell’età contemporanea italiana (dalla protoindustrializzazione all’industrializzazione, dalle trasformazioni produttive dell’agricoltura alla terziarizzazione fino all’economia della conoscenza) e tutti i settori (sia il primario, sia il secondario, sia il terziario) si alimentano costantemente e in modo molto intenso di flussi migratori che ne condizionano la formazione e lo sviluppo. Sarebbe pertanto grave non interrogarsi seriamente sulle conseguenze sociali, economiche, culturali e politiche di un fenomeno tanto incessante quanto esteso, perché gli intrecci migratori sono alla base della formazione stessa dell’Italia contemporanea.

Il Volume riunisce vari studi elaborati a partire da diversi programmi di ricerca, con approcci storico, sociologico, demografico e statistico. La presentazione dei contributi segue un ordine cronologico. Il primo studio si intitola Uno sguardo rurale. Le migrazioni interne italiane viste dalle campagne ferraresi dell’Ottocento (di Michele Nani) e approfondisce la dimensione rurale del fenomeno, partendo dalle tesi di Emilio Sereni sulla formazione del bracciantato ferrarese. Attraverso un’analisi dettagliata degli archivi comunali l’Autore rileva alcuni meccanismi della mobilità delle persone che la storiografia ha sinora poco approfondito, svelandoalcune novità (es. a migrare non erano solo gli uomini, ma intere famiglie) con relative conseguenze economiche e politiche per gli interventi sul territorio.

Segue lo studio Riempire l’Italia: le migrazioni nei progetti di colonizzazione interna, 1868-1910 (di Michele Gallo), che discute i tentativi di pianificare le colonizzazioni all’interno dell’Italia pensati dalle classi dirigenti a cavallo tra Otto e Novecento. In particolare, si guarda al progetto proposto nel 1906 dal Ministro dell’Agricoltura Edoardo Pantano – finalizzato a spostare i lavoratori agricoli del nord nelle campagne meridionali – che, pur ottenendo il consenso di settori importanti del sindacato, del mondo socialista, della Società Umanitaria e del cooperativismo, finisce per scontrarsi con gli inevitabili ostacoli organizzativi e politici di un simile piano. Il terzo studio presentato si intitola L’altra strada. Le migrazioni interne dal Friuli (1919-39)(di Matteo Ermacora) e si sofferma sulle migrazioni dei cittadini friulani tra le due guerre, all’interno delle politiche migratorie del regime fascista.

Con il quarto contributo ci si avvicina a tempi più recenti; si intitolaIl sorpasso. Percorsi sociali femminili nelle seconde generazionidi meridionali a Torino (di Anna Badino) e si concentra sulle seconde generazioni di emigranti nell’area torinese, con particolare riguardo alla componente femminile. Emerge che le figlie di immigrati riescono a studiare e a formarsi più dei loro fratelli, ottenendo nel tempo maggiori opportunità di lavoro in un mercato in fase di terziarizzazione. Sempre sul torinese si concentra il quinto contributo, La generazione immobile ha ripreso a spostarsi:il caso degli studenti meridionali a Torino (di Alice Scavarda) che indaga la figura dello studente meridionale come altra forma peculiare di migrazione interna Sud-nord.

Gli ultimi due saggi presentati sono quelli di maggiore interesse per obiettivi e finalità di questa Newsletter, poiché concentrati sulle recenti tendenze delle migrazioni interne prevalentemente di tipo economico (connesse alle dinamiche occupazionali e professionali) sia degli italiani che degli stranieri, entrambi sullo sfondo della crisi economica che, a partire dal 2007-8, ha inciso profondamente sul mercato del lavoro e sulla struttura stessa dei movimenti migratori. Si tratta rispettivamente del contributo Le migrazioni interne dal Mezzogiorno tra ricerca di lavoro e mobilità occupazionale (di Davide Bubbico) e del contributo Le migrazioni interne degli stranieri al tempo dell’immigrazione (di Corrado Bonifazi, Frank Heins ed Enrico Tucci). Se quest’ultimo studio si concentra sugli stranieri, i cui movimenti cominciano negli ultimi anni a essere significativi a livello statistico e demografico, è Davide Bubbico a fornirci un quadro complessivo di tipo quantitativo dell’attualità del fenomeno.

Pur partendo dalle dinamiche del mercato del lavoro, tuttora principale motivazione degli spostamenti specie dal Mezzogiorno verso il Centronord, Bubbico affronta anche le altre cruciali motivazioni al cambiamento di residenza. Proprio su questo punto emerge che la natura delle motivazioni di chi si sposta verso le regioni settentrionali con un titolo di studio più elevato tende a variegarsi, collegandosi non solo alla ricerca di un’occupazione, ma anche al riconoscimento professionale o alla stabilizzazione lavorativa, fino alla necessità di maggiore qualità della vita e di migliori servizi sociali. Eppure, ferma restando la presenza di diverse motivazioni del migrare, resta un punto fermo: le migrazioni interne di tipo economico riguardano principalmente il flusso dal Mezzogiorno alle regioni settentrionali, composto da forza lavoro con bassi livelli di istruzione. Il flusso ha ripreso intensità dal 1992, attratto dalla ripresa dell’export del sistema manifatturiero trainato dalla svalutazione della lira, e non si è più interrotto.

La domanda di lavoro proviene dalle aree più ricche del Paese, è alimentata anche dalle dinamiche positive del terziario e soprattutto dall’emergere di una indisponibilità nell’offerta di lavoro settentrionale a ricoprire le posizioni di lavoro meno qualificate nel settore dei servizi. Infatti, chi emigra dal Mezzogiorno continua soprattutto a rispondere, anche se non esclusivamente, a una domanda di lavoro non qualificato che proviene primariamente dall’industria, ma anche dal settore dell’edilizia e da alcuni comparti del terziario.

Il fatto che si tratti di un fenomeno strutturale è segnalato dalla sua parziale refrattarietà alla crisi economica del 2007-8: i dati Svimez (2011) mostrano infatti che la crisi ha avuto solo lievi effetti sul volume di flussi migratori in uscita dal Mezzogiorno, ma la mobilità non è scomparsa e la crisi ha di fatto solo ridimensionato i flussi. Il saldo migratorio interno tra Nordest e Mezzogiorno dal 2008 al 2010 è andato progressivamente diminuendo, passando da un valore di +21.499 nel 2008 a uno di +13.376 nel 2009 e a +9.475 nel 2010, dovuto in buona parte alla riduzione del personale che si è registrata soprattutto nelle aziende industriali delVeneto e dell’Emilia. Ma la perdita costante di popolazione dal Mezzogiorno è costante: Davide Bubbico riporta il dato 2011 sui trasferimenti di residenza: la mobilità interna delle regioni del Mezzogiorno continua a connotarsi per flussi in uscita superiori ai flussi in entrata, registrando in complesso un tasso migratorio interno negativo, pari a -2,2‰ residenti, superiore a quello del 2010 (-1,9‰)

[1]Meridiana è una Rivista quadrimestrale, di tipo multidisciplinare, nata nel 1987

attorno agli studi sul Mezzogiorno e successivamente allargatasi ad altri temi quali le disuguaglianze, la regolazione politica e sociale, le problematiche ambientali, le rappresentazioni sociali e le differenze territoriali anche in aree diverse dalle regioni meridionali. Molto interessante la recente iniziative della Rivista, che sta man mano pubblicando i numeri arretrati, scaricabili gratuitamente dal portale dedicato (sono ora integralmente disponibili i volumi pubblicati dal 1987 al 2002, dunque dal n. 1 al n. 45).