Sito dell'Associazione Nuovi Lavori  
ISSN 2037 - 5247
Newsletter n.111 del 21/05/2013
Contattaci
Sito
Ricerca
Accesso area redazionale
Pubblicità


Spending review

Un ulteriore giro di vite per Istruzione, Ricerca, Universita'


Spesso una traduzione letterale non rende appieno il vero significato di un vocabolo. Ormai da diversi anni la politica italiana fa uso di altisonanti termini anglosassoni, spesso e volentieri, per non dire esattamente come stanno le cose; ma in questo caso tradurre spending review con revisione della spesa sarebbe fuorviante. Si può rendere il tutto con il semplice termine di tagli. Tagli su tagli e nessuna revisione delle politiche adottate negli ultimi e ormai troppi anni sulla scuola. Ancora una volta istruzione, ricerca e università sono tra i settori più colpiti.

Di certo diverso rispetto ai governi precedenti, soprattutto l’ultimo, per stile e sobrietà, non si può però certo dire che il Governo Monti abbia cambiato registro in alcune scelte fondamentali per il futuro del Paese. Anzi, probabilmente si è avuta una accentuazione e la definitiva realizzazione di progetti e riforme messi in cantiere e mai sino ad ora approvati.

Non è certo colpa del Governo tecnico se la crisi economica e i suoi effetti si fanno sentire forti in Italia e d’altra parte sin da subito Monti aveva annunciato sacrifici. Sacrifici che però colpiscono sempre i soliti settori, risparmiando sempre i soliti altri. Va da sé che anche questo Governo deve rispondere al Parlamento, lo stesso che eletto nel 2008, ci ha portato in questa situazione. Senza perderci però in discorsi troppo ampi, vediamo nello specifico come verrà colpita l’istruzione nel nostro Paese e quali saranno gli effetti nel breve e nel lungo periodo.

Secondo la spending review, saranno licenziati circa 15 mila precari e sottratti all’intera categoria dell’istruzione oltre 500 milioni di euro fino al 2015.

L’utilizzazione dei docenti in esubero in ambito provinciale e il transito nei profili Ata (Amministrativi Tecnici Ausiliari) di circa 3.675 docenti inidonei per motivi di salute all’insegnamento determinerà una riduzione dei posti disponibili, sia per gli Ata che per i docenti. È evidente che, in questa situazione, il Tfa (Tirocinio Formativo Attivo) sia divenuto una fabbrica di precari. I posti per le immissioni in ruolo, anche per gli effetti devastanti della riforma pensionistica, sono quest’anno di 22 mila docenti e 7 mila Ata.

È inoltre previsto il taglio del 40% del personale nelle scuole italiane all’estero, che porterà alla riduzione del 50% del numero dei docenti italiani che insegnano fuori dall’Italia.

Questi tagli portano un altro colpo al cuore del sistema, messo già a dura prova dalle riforme e dai tagli dei precedenti Governi. Un sistema che continua ad avere delle punte di eccellenza e a formare persone con capacità e conoscenze all’avanguardia, che però sempre più spesso, si trovano a dover andare all’estero per lavorare ed esprimere al meglio se stesse. Ma tutti i dati indicano che col tempo la fuga dei cervelli non è stata minimamente fermata, anzi ci si pone il problema se l’Italia riuscirà a continuare a formare e istruire o se si sta compiendo un vero e proprio omicidio verso l’istruzione.

Negli ultimi anni, anche per l’effetto devastante della crisi che non consente a molte famiglie di garantire ai propri figli la prosecuzione degli studi, le iscrizioni alle università diminuiscono. Abbiamo un numero di laureati, pari al 19%, molto al di sotto della media europea e molto distante dall’obiettivo previsto del 40%. Bisogna aggiungere che i nostri laureati fanno molta più fatica a inserirsi nel mondo del lavoro perché manca una domanda di lavoro altamente qualificato da parte dell’imprese e del nostro sistema economico.

 Nella spending review è previsto che il tetto del 20% sulle tasse universitarie venga calcolato solo sugli studenti in corso e su tutte le risorse che lo Stato trasferisce agli atenei. Però gli studenti fuori corso sono circa il 40%, quindi, restringendo il numero degli studenti e allargando la quantità di risorse trasferite agli atenei su cui si calcola il 20%, il risultato si riconoscerà nella triplicazione delle tasse universitarie. La conseguenza sarà probabilmente un ulteriore calo delle iscrizioni e una fuga verso le università private, poichè il blocco del reclutamento anche negli atenei farà sparire tantissimi corsi di laurea senza una programmazione basata su scelte qualitative.

È chiaro, quindi, che tagliare sulla ricerca e sull’istruzione significa tagliare sul futuro. Sempre pronti a seguire le indicazioni dell’UE, l’Italia agisce invece in questo ambito in maniera opposta. Negli ultimi dieci anni è stato tagliato il 10% del fondo ordinario delle Università e non è stato messo in campo alcun progetto strategico per la ricerca pubblica.

In tutto il mondo sono state investite risorse ingenti perché, in media, ogni euro investito in ricerca produce nel tempo un valore aggiunto di 3 euro. In Italia in numero dei ricercatori è ridottissimo rispetto alla media europea; questo dato comporta che riusciamo ad attrarre meno risorse comunitarie rispetto a quanto versiamo alla Comunità Europea per sostenere i piani di ricerca. Ci sarebbe bisogno di un serio progetto di riorganizzazione degli enti di ricerca troppo frammentati e senza le connessioni necessarie a costruire un vero e proprio sistema. Complessivamente, siamo di fronte a scelte che non cambiano affatto l’andamento politico degli ultimi anni. 

Ed è forse questo il punto debole di questo Governo. Non è riuscito a dare una visione diversa e la sensazione di un profondo cambiamento, in modo tale da creare una spinta e un obiettivo per il futuro, con cui unire e scuotere il Paese. Stretto tra una maggioranza troppo disomogenea al suo interno e una UE sempre più pressante, i tecnici si sono chiusi nel loro “grigiore”, limitandosi a raggiungere (e non sempre)  gli obiettivi finanziari e di bilancio, chiedendo al Paese sacrifici e lacrime, senza però progettare qualcosa con cui dare la speranza per la ripresa ed il rilancio, non solo economico, ma soprattutto sociale e culturale del Paese. I tagli all’istruzione ne sono l’ennesimo, se non più grande, esempio.

Il Governo Monti ha deciso la riduzione delle risorse alla ricerca, il blocco delle assunzioni e, anche in questo comparto, il licenziamento di centinaia di precari. Sarebbe questo un Paese che intende valorizzare i giovani? 

Invia un commento Stampa questa pagina Invia questa pagina ad un amico  
NEWSLETTER dell’ASSOCIAZIONE NUOVI LAVORI     DIRETTORE ANL: Antonio TURSILLI     DIRETTORE RESPONSABILE: Ferruccio PELOS     COMITATO DI REDAZIONE: Stefano BARBARINI, Lea BATTISTONI, Sveva BATTISTONI, Giuseppantonio CELA, Mario CONCLAVE, Luigi DELLE CAVE, Fabio FONZO, Emiliano GALATI, Andrea GANDINI, Leonardo GRANNONIO, Pier Luigi MELE, Raffaele MORESE, Gabriele OLINI, Ferruccio PELOS, Antonio SGROI, Manuela SHAHIN, Franco SILVESTRI, Antonio TURSILLI     EDITORE: Associazione Nuovi Lavori - PERIODICO QUINDICINALE n.111 anno 6 del 21.05.2013, registrazione del Tribunale di Roma n.225 del 30.05.2008

 Copyright, 2013 - NEWSLETTER NUOVI LAVORI. Tutti i diritti riservati. Home  |  Iscriviti